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Ezechiele 37,1-14

Potranno queste ossa rivivere?

Il brano, due parole per pregarci sopra, quattro modi in cui, in diciotto secoli, gli artisti hanno guardato la stessa valle, e un po' di musica da ascoltare.

«Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete.»EZ 37,5
Il brano

Ezechiele 37,1-14

1La mano del Signore fu su di me; il Signore mi condusse fuori in spirito e mi depose in mezzo alla valle, che era piena di ossa. 2Mi fece passare accanto a esse, tutt'intorno: erano moltissime sulla distesa della valle, e tutte inaridite. 3Mi disse: «Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?». Risposi: «Signore Dio, tu lo sai».

4Egli mi disse: «Profetizza su queste ossa e di' loro: Ossa inaridite, ascoltate la parola del Signore. 5Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. 6Metterò su di voi i nervi, farò crescere su di voi la carne, vi coprirò di pelle e metterò in voi lo spirito, e rivivrete. Saprete che io sono il Signore».

7Io profetizzai come mi era stato ordinato. Mentre profetizzavo, ci fu un rumore, un fremito, e le ossa si accostarono l'una all'altra, ciascuna al suo osso. 8Guardai, ed ecco sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro.

9Egli mi disse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell'uomo, e di' allo spirito: Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi uccisi, perché rivivano». 10Io profetizzai come mi aveva comandato, e lo spirito entrò in essi: ripresero vita e si alzarono in piedi. Erano un esercito grande, sterminato.

11Mi disse: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi dicono: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. 12Perciò profetizza e annuncia loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dai vostri sepolcri, popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. 13Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dai vostri sepolcri, popolo mio. 14Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io, il Signore, l'ho detto e lo farò».

Due parole

Popolo mio

Hai sentito che cosa dice il popolo? «Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, siamo perduti.» Non è gente cattiva. È gente andata in pezzi. E Dio non fa la predica. Non dice “ve la siete cercata”. Dice “popolo mio”. Mio. Lo dice prima ancora che le ossa siano a posto.

Guarda anche come lavora. Non schiocca le dita. Prima c'è un rumore, poi le ossa si avvicinano, ciascuna al suo posto, poi vengono i nervi, la carne, la pelle. Un pezzetto alla volta. Dio ha la pazienza di un artigiano.

Poi c'è il versetto più strano: il corpo è tutto ricomposto, «ma non c'era spirito in loro». A volte la vita si rimette in piedi, il lavoro va, le giornate scorrono, e il cuore resta un po' freddo. Non è colpa tua. Il soffio non lo fabbrichi a forza di impegno: lo chiedi. Infatti Ezechiele non soffia lui. Dice: «Spirito, vieni».

Ma chiedere non è la tassa da pagare a qualcuno che potrebbe darci il soffio da solo, ma guarda bene: è vero che sembra far tutto Dio, conduce fuori, depone, riconduce... Però il tutto è in dialogo con Ezechiele, e poi gli dice: profetizza, parla. E mentre lui parla, ecco il rumore delle ossa che si ricompongono.

Chiedere è uscire dalla passività. È che non sei solo uno su cui il vento passa: sei parte di quel Soffio. Siamo anche le parole che usiamo, e siamo parte di quel Soffio. Non serve esserne sicuri subito: tienilo lì.

E ancora una cosa: le ossa sono le stesse. Dio non ne prende di nuove. Niente di quello che hai vissuto è da buttare, neanche il tempo che ti sembra perso. Alla fine c'è una promessa: «vi farò riposare nella vostra terra». Riposare. Non stare in guardia: riposare.

Per pregare

Fermati dove sei. Fai a Dio la stessa domanda che lui fa a Ezechiele: «Signore, potranno queste ossa rivivere?». E se non hai la risposta, rispondi come il profeta: «Tu lo sai».

Poi, per qualche respiro, piano, senza forzare: quando l'aria entra, «Vieni, Spirito». Quando esce, «soffia su di me». Resta lì quanto vuoi. Non devi sentire niente di speciale: basta esserci.


Metà del III secolo · Dura Europos, Siria

Il dipinto della sinagoga

Affresco della sinagoga di Dura Europos: a sinistra una mano scende dall'alto su un monte spaccato, a terra corpi distesi; al centro il profeta tra figure alate in volo; a destra lo stesso profeta in veste verde indica il cielo.
Anonimo, pittura murale della sinagoga di Dura Europos (oggi al Museo Nazionale di Damasco). Wikimedia Commons, pubblico dominio.
Cosa si vede

È una delle raffigurazioni più antiche del brano. In alto a sinistra una mano scende dal cielo: è «la mano del Signore» del primo versetto. Sotto, un monte spaccato e dei corpi distesi, ancora senza vita. Il profeta compare più volte, come in un racconto a fumetti. Al centro, piccole figure alate volano verso i corpi e una si china su di loro.

Il legame col brano

Quelle figure alate danno forma al soffio, la ruach che arriva «dai quattro venti» v. 9. Il pittore non sapeva disegnare il vento, e allora lo ha dipinto come qualcuno che arriva e si piega sui corpi. Lo Spirito qui non è un'idea: si avvicina, tocca.


1499–1502 · Duomo di Orvieto

Luca Signorelli, La resurrezione della carne

Affresco di Signorelli: due grandi angeli con le trombe su nuvole; sotto, uomini e donne nudi che escono dal terreno, alcuni ancora scheletri a destra, altri già in piedi e abbracciati.
Luca Signorelli, Cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto. Wikimedia Commons, pubblico dominio.
Cosa si vede

Signorelli non illustra Ezechiele ma la risurrezione finale. Due angeli suonano le trombe e dal pavimento escono uomini e donne. Alcuni sono ancora a metà, con la testa e le spalle fuori dalla terra. A destra ci sono ancora degli scheletri, accanto a corpi già completi. Molti si guardano, si aiutano, si tengono per mano.

Il legame col brano

È il ritratto più fedele dei versetti 7-8: la ricomposizione avviene per gradi, e nella stessa scena convivono chi è ancora ossa e chi ha già la carne. Nessuno esce da solo: lo sforzo è fatto insieme, come quello del popolo intero al quale Dio dice «popolo mio» v. 12.


1630 · Museo del Prado, Madrid

Francisco Collantes, La visione di Ezechiele

Dipinto di Collantes: tra rovine di edifici classici sotto un cielo tempestoso, il profeta in manto blu alza il braccio; intorno, corpi pallidi escono da tombe e uno scheletro al centro si sta ricomponendo.
Francisco Collantes, Museo del Prado. Wikimedia Commons, pubblico dominio.
Cosa si vede

Una città classica in rovina sotto un cielo in tempesta. Al centro il profeta, in manto blu, alza il braccio verso l'alto. Intorno a lui i morti escono dalle tombe: alcuni guardano in su, sorpresi; uno scheletro al centro si sta ancora rimettendo in piedi. La luce arriva da sinistra e tocca prima i corpi più vicini.

Il legame col brano

Collantes ambienta la scena tra le rovine: è il popolo in esilio, con la città distrutta, che dice «la nostra speranza è svanita» v. 11. Le rovine restano rovine, ma in mezzo a loro le persone si rialzano. Ezechiele non tocca nessuno: indica, e parla v. 4.


1866 · Bibbia illustrata di Tours

Gustave Doré, La visione della valle delle ossa

Incisione di Doré in bianco e nero: su un'altura, contro nuvole e una falce di luna, il profeta guarda in basso; nella valle scheletri avvolti in sudari si alzano e tendono le braccia verso il cielo.
Gustave Doré (incisione di C. Laplante), dalla Bibbia illustrata del 1866. Wikimedia Commons, pubblico dominio.
Cosa si vede

Notte, nuvole, una falce di luna. Il profeta sta in alto, scuro, quasi una statua. La valle è piena di scheletri ancora avvolti nei sudari, ma si muovono: si siedono, si alzano, uno tende le braccia verso l'alto. In fondo, a sinistra, qualcuno ha già un corpo.

Il legame col brano

Doré dipinge il momento più strano del brano: le ossa si muovono, «ma non c'era spirito in loro» v. 8. È la scena prima del soffio, quando tutto è già in moto ma manca ancora la vita. Il profeta guarda e aspetta. Anche questa attesa fa parte del brano.


In musica

Dem Bones

Dem Bones (o Dry Bones) è un canto nello stile degli spiritual afroamericani, legato ai fratelli James Weldon e J. Rosamond Johnson (anni Venti). Canta la valle di Ezechiele osso per osso: il piede si collega alla caviglia, la caviglia alla gamba, e così via fino alla testa. È allegro, quasi ironico: ricomporsi un pezzo alla volta diventa una cosa che si può perfino cantare. Una delle versioni più note è quella dei Delta Rhythm Boys.

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Da ascoltare

WayWorn · Christoph Mestra

Il tema di chi ha fatto un lungo viaggio ed è arrivato esausto. Non parla di Ezechiele, ma della stanchezza di chi ha camminato tanto, e quella stanchezza nella valle delle ossa c'è tutta. Da ascoltare prima o dopo il brano, magari a occhi chiusi.

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Ricreazione

Bone-us tracks

Finita la preghiera, se ti va di restare ancora un po' nella valle: qualche ascolto, una poesia, un film. Prendi quello che ti incuriosisce.

Curiosità

Pulp Fiction (1994). Il famoso “Ezechiele 25,17” che Jules recita prima di sparare non è il nostro capitolo, ed è in gran parte inventato: Tarantino ha preso un versetto vero e ci ha costruito sopra un monologo tutto suo. Ezechiele, insomma, è arrivato anche lì.

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